Dalla polizza al protocollo: la blockchain come nuovo garante della fiducia assicurativa
La blockchain come nuovo garante? La fiducia è sempre stata il fondamento dell’assicurazione. Fiducia che il sinistro venga liquidato, che la compagnia sia solvibile, che il contratto venga rispettato. Per oltre tre secoli, questa fiducia è stata delegata a intermediari, periti, istituzioni. Oggi, un nuovo attore si affaccia nel panorama assicurativo e promette di rivoluzionare questo equilibrio: la blockchain.
Non più un semplice registro distribuito per criptovalute o transazioni finanziarie, ma un infrastruttura di fiducia condivisa capace di ridisegnare il modo in cui polizze, sinistri e pagamenti vengono gestiti.
Dalla polizza al protocollo
La blockchain consente di passare da un modello basato su contratti stipulati e verificati da terzi a uno in cui le regole sono scritte direttamente nel codice. È il principio degli smart contract: protocolli informatici che eseguono automaticamente le clausole contrattuali quando si verificano determinate condizioni.
Immaginiamo una polizza agricola contro la grandine. Oggi la procedura è complessa: denuncia del danno, perizia, valutazione, liquidazione. Con uno smart contract, invece, i dati meteo ufficiali possono attivare automaticamente il pagamento dell’indennizzo: se in una determinata area viene registrata una grandinata superiore a una certa soglia, il sinistro viene liquidato senza intervento umano.
Questo modello, già allo studio in diversi progetti italiani sperimentali — come quelli promossi da ANIA, Cineas e alcune startup InsurTech — riduce tempi, costi e ambiguità. La fiducia non risiede più in un intermediario, ma nel codice stesso, verificabile e immutabile.
Gli smart contract come leva di efficienza e trasparenza
Gli smart contract permettono di automatizzare la liquidazione dei sinistri in maniera sicura e trasparente. Nel contesto italiano, pensiamo alle coperture legate alla mobilità: flotte aziendali, sharing economy, trasporto merci. In questi casi, sensori IoT e telemetria dei veicoli possono fornire dati oggettivi su urti, velocità e posizione. Quando i parametri registrati corrispondono alle condizioni previste nel contratto, la polizza si attiva o si chiude in modo automatico.
Questo significa riduzione delle frodi, eliminazione dei ritardi e una trasparenza totale lungo tutta la filiera: dal cliente alla compagnia, dal broker al regolatore. La blockchain diventa così un ledger of truth che certifica ogni evento assicurativo, creando uno storico inalterabile e accessibile alle parti autorizzate.
In Italia, alcuni operatori stanno sperimentando l’uso della blockchain notarile per la registrazione dei contratti e delle prove di sinistro, in sinergia con servizi di firma digitale qualificata e identità SPID.
La nascita degli ecosistemi assicurativi decentralizzati
L’evoluzione più interessante è però quella dei DeInsurTech, ovvero gli ecosistemi assicurativi decentralizzati. In questo modello, la compagnia non è più un’entità centrale che gestisce il rischio, ma un protocollo distribuito dove gli utenti stessi partecipano al fondo comune di copertura.
Chi aderisce a una comunità assicurativa decentralizzata (una mutualità digitale) contribuisce con una quota, e gli eventuali sinistri vengono liquidati in modo automatico secondo regole trasparenti codificate nella blockchain.
La governance è condivisa, spesso regolata da token o sistemi di voto digitale. Sebbene in Italia questo approccio sia ancora in fase embrionale, esistono già esperimenti interessanti. Alcune cooperative assicurative stanno valutando modelli ibridi, in cui la blockchain certifica le decisioni assembleari e automatizza la gestione delle riserve mutualistiche.
In prospettiva, la DeInsurTech potrebbe aprire la strada a una nuova generazione di microassicurazioni territoriali, gestite in rete ma ancorate a principi di solidarietà e trasparenza.
Identità digitale e interoperabilità normativa
Affinché la rivoluzione blockchain possa radicarsi nel settore assicurativo, servono regole chiare e interoperabili. L’Unione Europea si sta muovendo in questa direzione con il Regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) e con il progetto EBSI (European Blockchain Services Infrastructure), che mira a creare una rete blockchain europea per servizi pubblici e privati.
In Italia, il quadro normativo è in evoluzione.
- Il Codice delle Assicurazioni Private (D.Lgs. 209/2005) non disciplina ancora in modo specifico gli smart contract, ma l’Agenzia per l’Italia Digitale ha già riconosciuto la validità giuridica del “contratto informatico eseguito tramite blockchain”.
- Il Regolamento UE eIDAS 2.0 introduce inoltre la European Digital Identity Wallet, destinata a diventare lo strumento chiave per gestire identità e credenziali digitali anche nel mondo assicurativo.
L’intersezione tra blockchain e identità digitale potrebbe consentire la creazione di un profilo assicurativo europeo, certificato e trasferibile tra operatori, semplificando la sottoscrizione e la verifica delle coperture.
Opportunità giuridiche e operative
Nonostante le potenzialità, l’applicazione della blockchain nel settore assicurativo pone sfide complesse.
- Chi è responsabile in caso di errore nel codice di uno smart contract?
- Come garantire la privacy dei dati sensibili in un registro distribuito?
- Come conciliare l’immutabilità della blockchain con il diritto all’oblio previsto dal GDPR?
Le autorità italiane — IVASS in primis — stanno analizzando con attenzione questi aspetti, privilegiando un approccio prudente ma aperto all’innovazione. Le prime sandbox regolamentari hanno già coinvolto realtà che testano smart contract assicurativi in ambienti controllati, con risultati incoraggianti.
La fiducia come protocollo
Alla fine, il passaggio dalla “polizza” al “protocollo” non è solo tecnologico, ma culturale.
- Significa spostare la fiducia da un’entità a una rete, da un atto formale a un algoritmo condiviso.
- Significa immaginare un futuro in cui la sicurezza contrattuale non è garantita da un timbro o da una firma, ma dal consenso distribuito.
Il potenziale per l’Italia è enorme: un ecosistema assicurativo più efficiente, meno burocratico, più vicino ai cittadini e alle imprese. Un sistema in cui la trasparenza diventa la nuova fiducia, e il codice diventa legge — letteralmente.
La blockchain come nuovo garante: quale futuro avremo?
La blockchain non sostituirà le assicurazioni, ma le trasformerà dall’interno. Dalla sottoscrizione alla liquidazione, ogni fase potrà diventare più rapida, verificabile e accessibile.
Per le compagnie e i broker che sapranno anticipare il cambiamento, si aprono spazi di innovazione straordinari: dalla progettazione di smart policies all’offerta di servizi decentralizzati regolamentati.
La polizza del futuro non sarà un documento, ma un protocollo di fiducia che unisce persone, dati e regole in un unico ecosistema trasparente. E sarà, in tutto e per tutto, italiana.
